Decreto liquidità: i chiarimenti dell’ABI sui prestiti fino a 25 mila euro

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Nella giornata di mercoledì 22 aprile il direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) Giovanni Sabatini (qui il video integrale) è intervenuto all’audizione della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Il dottor Sabatini ha illustrato alla commissione le iniziative della task force per la liquidità gestita dal sistema bancario con garanzie statali, la quale ha lo scopo di assicurare l’efficiente e rapida adozione, da parte degli istituti bancari, delle misure promosse dal Governo.

I temi trattati dalla commissione sono molteplici, ma particolare attenzione è stata riservata alle problematiche riscontrate con i “famigerati” prestiti entro i 25 mila euro coperti dalla garanzia 100% dello Stato ma che fanno fatica a decollare.

La procedura per accedere a questi finanziamenti, infatti, dovrebbe consentire di evitare istruttorie con lo scopo di velocizzare i tempi di erogazione; tuttavia, risulta non solo che le erogazioni non siano ancora iniziate, ma che molto spesso gli istituti di credito richiedano bilanci e altri documenti di carattere economico, al fine di procedere ugualmente alla valutazione delle imprese richiedenti.

In merito alla questione è utile ricordare le condizioni esatte dettate dal decreto: è prevista la concessione di garanzie statali del 100% sui prestiti di ammontare pari massimo al 25% del fatturato, con un limite assoluto di 25 mila euro. Si potrebbe quindi pensare che gli operatori bancari siano autorizzati a richiedere la documentazione non tanto per procedere alla valutazione dell’azienda, ma per verificare il rispetto del vincolo sul fatturato.

Ad ogni modo Sabatini ha chiarito che i bilanci non devono essere richiesti nemmeno per il motivo sopra riportato, poiché l’unico documento su cui la banca deve lavorare è l’autodichiarazione prodotta dal richiedente. Ha però riportato le difficoltà che gli istituti bancari stanno incontrando per adeguarsi alle mutevoli disposizioni dei provvedimenti, non sempre chiari, e nel conciliare queste richieste con il rispetto delle norme antiriciclaggio, oltre che sotto il profilo penale in caso i beneficiari dei finanziamenti finissero in seguito assoggettati alla procedura fallimentare. In sintesi, si comprende la necessità di velocizzare l’erogazione di liquidità, ma per poter procedere senza indugio in base ad una semplice autocertificazione è necessario definire più chiaramente la responsabilità delle banche. Non si può pensare di trasferire sugli istituti di credito il rischio di misure emanate dal Governo.

Tornando alle ambiguità legate ai prestiti entro i 25 mila euro, il direttore generale dell’ABI ha precisato, su impulso del deputato Bitonci, che la durata del finanziamento può arrivare a 6 anni, e se il cliente richiede questa condizione l’istituto di credito non può rifiutarsi.

Ma soprattutto conferma che per i primi 2 anni è previsto il preammortamento. Ciò vuol dire che con le rate dei primi 24 mesi si paga solo la quota interessi del finanziamento, mentre dalla venticinquesima rata in poi comincia il rimborso anche della quota capitale.

Proprio questa indicazione implica che il prestito deve essere erogato sotto forma di nuova finanza, ossia non può essere utilizzato per ridurre le esposizioni preesistenti. Lo scopo è iniettare liquidità nel sistema economico, non risanare i crediti deteriorati in pancia alle banche.

Interrogato poi dal senatore Massimo Ferro riguardo il tema del rating, Sabatini ha spiegato che sono ammesse a richiedere i finanziamenti coperti da garanzia statale anche le imprese che presentano posizioni debitorie deteriorate ma insorte successivamente al 31 gennaio 2020. Sono invece escluse da questa possibilità le aziende che riportano posizioni scadute o inadempienze probabili antecedenti a tale data. In questo modo si congela il rating delle aziende alla situazione precedente all’emergenza sanitaria.

In seguito, l’onorevole De Bertoldi ha chiesto chiarimenti riguardo l’effettiva disponibilità e sufficienza delle risorse, con particolare riguardo alle coperture per i prestiti fino a 25 mila euro. La risposta del direttore Sabatini ha fatto sorgere qualche preoccupazione, poiché spiega che l’entità degli accantonamenti dipende dalla probabilità di default dei soggetti riceventi. E le stime relative al finanziamento di 25 mila euro mostrano una percentuale media di accantonamento di circa il 30%. Considerando quindi che la platea di soggetti richiedenti è stimata a circa 3 milioni di imprese e professionisti, Sabatini conferma che le risorse attuali potrebbero non essere sufficienti. Tuttavia ricorda che ci si aspetta a breve la delibera di un ampliamento delle risorse, e assicura che gli istituti bancari stanno già lavorando in questa logica.

Infine, il direttore dell’ABI ha anticipato che la task force sta lavorando nell’ottica di rafforzare il valore dell’autocertificazione ed è alla ricerca di soluzioni che permettano di evitare l’analisi del merito di credito anche per finanziamenti di importo fino a 100 mila euro, in quanto le attuali misure limitate a 25 mila euro sembrano troppo restrittive. A conferma di ciò ha riconosciuto che si sta osservando con attenzione le misure messe in atto in Germania attraverso le garanzie della KFW, considerata analoga alla nostra Cassa Depositi e Prestiti.

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