Dalla Zuanna «Finalmente i bambini sono un bene collettivo»

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«Per la prima volta il Parlamento ha riconosciuto i bambini come un bene collettivo». |Gianpiero dalla Zuanna, 59 anni, padovano, demografo e professore ordinario del Dipartimento di scienze statistiche dell’Università di Padova|, commenta così l’approvazione all’unanimità in Parlamento del disegno di legge sull’Assegno unico con il quale lo Stato si impegna a versare una quota mensile per ciascuno figlio alle famiglie italiane, fino ai 21 anni.

Una misura per la quale in diversi hanno speso l’aggettivo “storica”, a partire dal Ministro per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, intervenuta via Facebook: «È davvero un momento storico per il Paese e lo è per la politica, che con un voto trasversale rimarca l’assunzione di una responsabilità piena e importante, di tutti, per le famiglie. Un segnale bello da questo Parlamento». Dello stesso tenore il commento di Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari: «Quello di oggi è un momento storico: adesso non si potranno più deludere le famiglie italiane».

Ma perché la svolta sia veramente storica, commenta Dalla Zuanna, «bisogna aspettare che ci mettano i soldi. |Per ora hanno creato la cornice, una cornice ben definita a dire il vero. Adesso bisogna mettere il quadro. L’importo dell’assegno non è stato ancora stabilito con esattezza|. Andrà ad assorbire tutte le misure in essere, ma per arrivare ad una media di 200 euro per figlio, serviranno dai 6 agli 8 miliardi. Non è una cifra impossibile, è quello che spendiamo ogni anno per Quota 100 e Reddito di cittadinanza, ma si tratta comunque di mezzo punto di Pil». In aiuto all’Italia, potrebbe arrivare il Recovery fund approvato dieci giorni fa dai capi di Stato dell’Unione europea, altra misura per la quale l’aggettivo “storica” è stato largamente utilizzato, e con buone ragioni. «|Un provvedimento come l’Assegno unico – afferma Dalla Zuanna – sarebbe la tipica riforma che che potrebbe rientrare benissimo nel Recovery fund|, perchè si tratterebbe di una riforma strutturale che allineerebbe l’Italia ad altri Paesi europei e non solo, come Germania, Canada e Inghilterra».

A dare ulteriore forza alla “svolta” nelle politiche familiari italiane, finora fondate su bonus e contributi frammentati ed episodici, è l’unità ritrovata dal mondo politico, che ha approvato il ddl all’unanimità. «A questo punto non portarla a casa diventerebbe faticoso – afferma Dalla Zuanna -. Anche perché la misura ha avuto una gestazione importante, alla quale ho partecipato anch’io da senatore nella scorsa legislatura, ed è avvenuta con il coinvolgimento di tutte le forze politiche». Forze politiche che nel dibattito parlamentare hanno dimostrato un cambio “culturale”. «|Il Parlamento è l’imbuto dove passa tutto, anche i cambiamenti che avvengono nella società società perchè così funzionano le democrazie| – spiega il demografo -.

Seguendo il dibattito parlamentare, ho notato che per la prima volta, da più voci, è passato il concetto dei figli come bene comune. È una svolta importante per l’Italia, che ha sempre considerato i figli come un bene privato delle famiglie più che qualcosa della collettività. È sempre prevalso questo concetto “familistico” in cui la famiglia è una sorta di monade e i figli non sono affare dello Stato. |Con l’Assegno unico, invece, le persone senza figli pagheranno una parte delle necessità dei figli degli altri. Tutto il nostro welfare è basato su un equilibrio solidaristico: chi lavora paga le pensioni per chi non lavora. Chi è sano paga le cure per chi è malato|. Con l’Assegno unico lo Stato riconosce nei bambini un bene collettivo, come per la pubblica istruzione. Non solo, riconosce un valore collettivo anche nel rinnovamento della società. Perché questo provvedimento dovrebbe aiutare le famiglie con figli ma anche aiutare i giovani a farle, le famiglie».

Un tema urgente, se si pensa che il 2019 ha segnato un altro record negativo sulle nascite: gli iscritti in anagrafe per nascita sono stati appena 420.170, con una diminuzione di oltre 19mila unità sul 2018 (-4,5%). Inoltre, nel corso del 2019 la differenza tra nati e morti (saldo naturale) è di -214mila unità. Inoltre, |al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia ammonta a 60.244.639 unità, quasi 189mila in meno rispetto all’inizio dell’anno (-0,3%)|. Nei Paesi in cui sono state applicate, infatti, «misure analoghe all’Assegno unico hanno portato ad un incremento della fecondità, come in Germania, Russia e Canada. Ci possono essere effetti importanti, però non è facile riconoscerli nel breve periodo. C’è il rischio che siano come gli incentivi per le auto e che gli effetti siano solo temporanei. Ma il dato importante è che nei Paesi basati sul welfare, non c’è incompatibilità tra la post-modernità e l’avere figli. Anzi, i servizi vanno fortemente orientati a sostegno delle famiglie».

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