Arte, l’artista Loria Orsato alla collettiva “Fiori Recisi”: “qui si coltivano i fiori della speranza e dell’amore”

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Riceviamo dall’artista recoarese Loria Orsato e pubblichiamo

“È iniziata, con la prima tappa in Veneto, la Collettiva d’Arte Contemporanea Internazionale, Fiori Recisi, presso Villa Marini Rubelli a San Zenone degli Ezzelini (Tv) che si è svolta dal 11 al 26 maggio 2019, per proseguire a Castelbuono (Palermo) 6/14 luglio 2019.

Fiori perduti, immobili, esiliati oltre natura, fiori senza umori raccolti con l’arte in un assemblaggio scenico, compatto, umorale e tangibile, che mantiene come già visto in “Marcinelle262”, altra perla di Mario Castellese, del suo staff e degli artisti che ne fanno parte,  una vitalità della visione dell’arte sociale giovane che non si lascia contaminare nell’artificio fenomenico dell’indifferenza contemporanea.

“Fiori recisi”, come scritto da Alessandro Piccini, “è un intreccio raffinato che sembra provenire da un altro tempo per dare un senso compiuto ad un progetto alternativo ed un modo per restituire al fruitore attento un richiamo che fa tornare alla mente fantasie aperte e visibili che si cercano ed avvicinano i lamenti grevi di bambini infranti”.

La base di un grande evento è l’intuizione che, come spesso accade in casi come questo, è scientifica, strutturata al limite della filosofia e della razionalità che avvalora un meccanismo in linea con un progetto che segue la direzionale del racconto perché conduce la memoria del passato a quella del presente: Strage degli innocenti, Esodi, Zattere dei dannati, Sfruttamenti ed Abbandoni.…

La vita perfetta del reale non può fare a meno della saggezza della Natura e delle sue Creature più tenere quali i bambini/ fiori. Sono essi la presenza angelica, tangibile, irrinunciabile destinata ad essere creazione funzionante all’idea base, amplificatore di verità uniche.

La manifestazione è uno degli appuntamenti con la cronaca e l’arte contemporanea che sollecita, per la ricorrenza continua di neo barbarismi, analisi, riflessioni, denunce.

Si presenta come una sorta di diario intimo dell’artista siculo-veneto, legato al mondo dell’infanzia, quella parte devastata dalle vessazioni più assurde che non giustificano le colpe degli adulti responsabili di catastrofi giornaliere…. guerre, carestie, denutrizione, violazioni, ritualismi, pedofilia…. Neo barbarismi senza limiti e desertificazione intorno agli umili e agli indifesi. Il nostro racconto si fa serio e sofferto e diviene un impossibile cammino verso il mondo della fiaba di una minoranza infranta e posta senza difesa sulla inutile pietra del sacrificio. Parlare con la voce di un bimbo diventa la priorità per un viaggio “altro” senza alterazione reale del nostro “qui e ora” che sia, come indicato da Mario Castellese, il presagio e la chiave di svolta di una realtà senza frontiere contro gli abomini reiterati verso le innocenze. “Fiori recisi”, itinerante e propedeutica maratona culturale, impegnativa rassegna per divulgare oltre all’arte, gli assoluti valori della vita sacrale e per ampliare il richiamo relativo alla sopravvivenza stessa della umanità futura. Il progetto si presenta anche come occasione per fare il punto sull’espressione artistica contemporanea e sulle sue possibilità ad aprirsi agli stimoli e alle urgenze più avvertite dalla società, sovente assente e inattiva. Con “Fiori recisi” si intende richiamare il senso profondo di un impegno coerente sia come performance linguistica che come comunicazione di quella ricerca e dei suoi strumenti, con la necessità di una viva sollecitudine nell’analizzare e modificare problematiche umane ed ambientali del nostro convulso ed imperfetto tempo. Ed ecco allora che la memoria, non più condizionata dalla retorica contorta nelle motivazioni, si prende la scena del visibile, del colore e delle forme, richiamando nell’atto visivo la struttura scenografica di “Marcinelle262” come collettore necessario e divinatorio per “Fiori recisi”.

Nulla di più essenziale che situare il tema del dolore e delle lacrime nella poesia dell’arte che come sempre è onda ed approdo per la bellezza dei sogni e la purezza dell’anima di ogni artista. Il profondo e l’essenziale come speranza di un fluire libero di ogni essere umano, in primis i bambini dentro il giardino di Alice nonostante le tragedie quotidiane alle quali si aggiunge la macchia del lavoro minorile.

La manifestazione é una performance, ma anche denuncia sociale che guarda al Mondo per contattare la storia ed essere all’interno di essa come contributo e testimonianza di fede alla vita, alla religiosità ed al sorriso degli angeli da cui derivano i fiori della speranza e dell’amore come specchio dell’anima e iridi di un bimbo.

L’idea della mostra conseguente acquista forma e sensibilità visibili dal micro al macro mondo dei bambini in quanto in essi risiede, secondo Garcia Lorca, il canto della ninna nanna e il mito della favola. L’inno liberatorio si fa orchestra nella istallazione visiva e come unica anima pare risponda ad una promessa e disponga di note solenni. Il messaggio richiama l’efficacia dell’arte che può essere come in questo caso assoluta e carica di fanciullezza, possibile verità utile a diradare le nebbie nefande che pesano sulle coscienze. Colori e forme, un messaggio come essenza di un principio vitale ispirato da “Fiori recisi”. Un campo visivo forte di influssi creativi ed emotivi di ogni singolo artista impegnato in una dichiarazione sensitiva simile ad un processo simbolico delle metamorfosi estetiche all’interno di un vasto panorama che si pone come obiettivo la saldatura fra il mondo dei fanciulli e “Fiori recisi”.

L’armonica composizione è un linearismo, molto libero ed anche estremamente correlativo, marcato da confronti, ricerche e sperimentazioni, sempre più conformi alle dinamiche della tematica, filo conduttore di messaggi espressi nelle diverse opere che creano una particolare atmosfera che ha in sé voglia di riscatto, non solo formale, ma oggetto sostanziale dell’uomo civile che può dare e fare eliminando travagli ed angosce.”

Alla collettiva si affiancano anche progetti collaterali con la collaborazione e patrocinio di varie associazioni attive nel dar voce a queste dolorose realtà, come l’Associazione Maria Falcone,  l’Associazione Libera, Bruno Palermo, giornalista e scrittore, John Mpaliza, attivista Peace walking man, Sebastiano Nino Fezza, per 30 anni cinereporter RAI, Luigi Ferro, pianista e compositore.

Sono intervenuti l’ingegnere John Mpaliza, attivista e runner (a piedi da Reggio Emilia a Helsinki per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla pace in Congo e per denunciare l’utilizzo di bambini nell’estrazione di coltan nel suo Paese), e il cinereporter Sebastiano Nino Fezza, che ha documentato 17 conflitti e realizzato oltre 100 reportage in zone di crisi ed è dirigente nazionale di @uxilia onlus associazione attiva nell’assistenza ai campi profughi in Siria. La mostra itinerante, una speranza lanciata che farà tappa in diverse città italiane e non, dove hanno trovato vita anche alcune mie opere”.