Libera a Padova: la carica dei 50 mila in piazza contro le mafie. Luca Zaia non c’era

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Libera, a Padova in 50.000 contro le mafie
Libera, a Padova in 50.000 contro le mafie

Libera: un corteo lungo, lunghissimo, quasi infinito attraversa Padova per raggiungere Prato della Valle. Sono più di cinquantamila, dicono dal palco (qui i video allegati al servizio completo da Il Mattino di Padova). Alla testa del corteo, i familiari delle vittime di mafia. Subito dietro, don Luigi Ciotti con il procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, i vertici d’Arma, Rosy Bindi, Nando Dalla Chiesa e altre personalità.

I sindaci, tanti. I sindacati, l’associazionismo ma soprattutto i giovani. Una marea di giovani, a migliaia. Assenza fragorosa alla manifestazione di Libera quella del governatore Luca Zaia.

Quando il corteo sfila davanti alla questura, nuovi pullman stanno ancora scaricando partecipanti a piazzale Boschetti. L’altoparlante alla testa del corteo recita i nomi delle vittime di mafia, Padova assiste un po’ incredula all’interminabile fiumana diretta verso il Prato.

L’afflusso in Prato continua incessante. E’ la piazza più grande d’Italia, eppure si sta davvero riempiendo. E’ una  giornata splendida di sole, sembra quasi estate più che l’inizio di primavera.

Inizia la lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie, oltre mille. Parte il sindaco di Padova Sergio Giordani, chiude l’ex magistrato Gian Carlo Caselli. In mezzo a loro, i volti dell’Italia di oggi. Le istituzioni, la Chiesa, l’associazionismo, le forze sociali, gli studenti, i lavoratori, i familiari. Qualche veneto sbaglia gli accenti dei cognomi meridionali: indica una distanza che qui, su questo palco, si va colmando in nome degli ideali comuni di verità e giustizia.

Il messaggio per Libera del presidente Mattarella

«Vogliamo liberare la società dalle mafie. È un traguardo doveroso e possibile, che richiede a tutti impegno, coerenza, piena coscienza delle nostre responsabilità di cittadini. Per questo è importante la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si celebra ogni anno all’inizio della primavera e che porterà anche quest’anno, a Padova e in numerose altre città italiane, tante persone, associazioni, comunità ad esprimere il bisogno di verità e giustizia, insieme al rifiuto delle violenze e delle oppressioni criminali».

«Agli organizzatori e ai partecipanti desidero esprimere la mia vicinanza e il mio incoraggiamento a proseguire nella testimonianza di quei valori civili che soli possono consentire uno sviluppo del benessere e della società – afferma il capo dello Stato -. Pronunciare uno a uno tutti i nomi di coloro i quali sono stati uccisi dalle mafie è anzitutto un atto di rispetto e di dignità. Quella dignità che le consorterie criminali volevano calpestare deve restare indelebile nella memoria della nostra comunità. Ma scandire quei nomi – purtroppo tanti, troppi – è anche un atto di dignità che vale per ciascuno di noi».

«Ricordiamo persone he hanno pagato con la vita la dedizione al bene comune, il rispetto per la legalità, la ribellione alla sopraffazione criminale, la fedeltà a quei principi di umanità che le mafie negano con la loro stessa esistenza: rendere loro onore è un segno di libertà a cui sentiamo di non poter rinunciare, se non al prezzo di una grave ferita alla nostra coscienza. La memoria incalza le domande di verità, purtroppo in molti casi ancora oscurata. Le istituzioni pubbliche sono chiamate a fare la loro parte, avendo davanti numerosi esempi di valorosi servitori dello Stato e dei loro sacrifici. Ma per ciascuno di noi la memoria è una spinta all’impegno fattivo per costruire una cultura della legalità e trasmettere anzitutto ai giovani i valori di solidarietà, di non violenza, di rispetto della persona e dei suoi inviolabili diritti».

Diretta streaming, rivedila qui

Don Ciotti, one man show per Libera.

Il presidente e fondatore di Libera è il protagonista assoluto. Coinvolgente, appassionato, commosso, arrabbiato. Parla per quasi un’ora. Urla, anzi. Arringa. Un discorso di grandissima levatura morale, il suo. Un discorso politico, come la politica non ne fa più da tempo.

«C’è gente che ha deciso di metterci la faccia e far capire da che parte sta. In questo momento nel nostro paese dobbiamo alzare la voce mentre tanti scelgono un prudente silenzio. Le mafie sono presenti in tutto il territorio nazionale, come dice il rapporto che è stato fatto dal parlamento. Si sono rese più flessibili e reticolate, sono loro che fanno rete e crescono nelle alleanze. Soprattutto – ha aggiunto – sono diventate imprenditori e imprenditrici. Non possiamo dimenticare questa area grigia di commistione tra legale e illegale».

«Leggi più forti e categoriche» per combattere la mafia. La mafia  è un avversario difficile da scoprire ma dobbiamo essere riconoscenti al lavoro di magistratura e forze di polizia. Non dobbiamo lasciarli soli e la politica deve dare strumenti: ci vogliono meno leggi e più legge nel nostro Paese. Ci vogliono leggi più forti e categoriche».
«I migranti sono vittime che vengono rappresentate come colpevoli, in una falsificazione della realtà di cui un giorno la storia e Dio ci chiederanno conto. Io sto con la nave Mare Jonio, sto lì per salvare le vite. I migranti sono rappresentati di fatto come dei nemici usurpatori, fingendo di non sapere che a costringere milioni di persone ad abbandonare casa, terra e affetti è il sistema economico dell’Occidente ricco, che ha depredato e derubato intere zone del pianeta senza pietà. Le leggi devono tutelare i diritti, non il potere, la giustizia sociale, non le disuguaglianze. Dico no alla repressione dei migranti e all’attacco dei diritti umani. Non possiamo continuare a difendere e tollerare un sistema nel mondo dove le cose contano più delle persone».